Proroga Piano Casa, Elena Gentile: piatto a tavola sì, ma non favorendo la speculazione e lo scempio del territorio

5 Dicembre 2019|Posted in: Partito Democratico

Ho visto di tutto nella mia lunga esperienza istituzionale e politica, ma mai nulla di simile al Consiglio Regionale della Puglia del 5 dicembre scorso. Da una parte uniti, compatti, e teneramente abbracciati la pattuglietta di C-Entra il futuro con la destra (immagino l’imbarazzo profondo di Sergio Blasi e, spero, anche di Gianni Liviano), dall’altra la maggioranza di governo della Regione + 5 stelle.
Oggetto del contendere un emendamento (del tutto condivisibile) presentato dal Consigliere Regionale di Sinistra Italiana Mimmo Santorsola, teso a impedire la trasformazione in edilizia residenziale di strutture adibite ad altre destinazioni d’uso.
Oltre gli ardori agonistici ci preoccupa il futuro della coalizione di governo. E soprattutto quello dei cittadini pugliesi, non dei soliti noti.
Perché, fino a prova definitiva del contrario, C-Entra il futuro è parte integrante della maggioranza di centrosinistra. E non può, tanto più a tutela di “cause perse”, intessere rapporti “strani” con la destra.
E perché giammai vorremmo che la logica speculativa sbattuta fuori dalla porta con l’emendamento Santorsola rientrasse dalla finestra della legge sulla “bellezza”, di futura approvazione.
Il settore dell’edilizia è in crisi da tempo. La legge “Angela Barbanente” del 2009, detta Piano Casa, ne è stato un utile approccio di cura, ma non altrettanto i successivi stravolgimenti adottati negli ultimi anni in occasione delle ripetute proroghe. Che hanno creato nei Comuni dubbi di interpretazione, contenzioso amministrativo e precarietà nella programmazione urbanistica.
La crisi dell’edilizia non si affronta demolendo capannoni, cioè beni strumentali all’attività di impresa, e sostituendoli con la ricostruzione premiante di civili abitazioni in aree vocate e quindi tipizzate ad aree artigianali, industriali e servizi.
Serve, viceversa, rigenerare il patrimonio urbanistico di cui sono ricchi i nostri centri storici (oggi desertificati), e restituirlo alla  bellezza e all’uso per cui sono nati. E, soprattutto, serve che i territori, a partire dalle Regioni (l’Emilia Romagna di Bonaccini si sta già attrezzando), ripensino l’intero sistema dell’edilizia cogliendo le opportunità che l’Europa ci offre.
InvestEU, la nuova programmazione della Commissione Europea già approvata alla conclusione della passata legislatura, finanzierà scuole, nuove strutture sociali e sanitarie ma, per la prima volta, un grande piano di edilizia economicamente accessibile per rispondere anche e soprattutto alla domanda di “casa”. Perché consentire a tutti di avere una casa è, tra gli altri, uno degli strumenti più efficaci di contrasto alla povertà.

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