Cerignola: Le statue “sante”

30 Dicembre 2019|Posted in: Cerignola

ANGELO DISANTO

Le statue “sante” dello scultore Michele Divito

Chi entra nella bottega d’arte dello scultore Michele Divito, sita in un locale con una tipologia architettonica risalente al XV-XVI secolo, posto nell’arteria principale del rione “Terra vecchia” di Cerignola (Fg), si smarrisce tra grandi simulacri-manichini “da vestire” di Madonne, teste modellate in terracotta di Gesù, di santi, di cherubini, di putti, e tra modellini in creta per statue e disegni preparatori, frutto della sua preziosa vena artistica. È pregevole la modellazione della terracotta policroma in grandi dimensioni, nella scia dell’antica tradizione delle terrecotte, elaborata con stile personale.

La produzione di simulacri “da vestire” segue usi in voga già nel mondo classico, poi fissati nel cattolicesimo in epoca medioevale, che hanno avuto ulteriore espansione nel XVIII secolo.

Pregevoli anche del Divito i suoi reliquiari in legno e i busti reliquiari in terracotta e legno, ciascuno dei quali è un pezzo unico, apprezzati nell’ambito devozionale nazionale e internazionale.

Un suo recente simulacro “da vestire”, a grandezza naturale, rappresenta il diacono santo Stefano, il primo martire, ucciso per la sua fede in Cristo, come si legge negli Atti degli Apostoli (7, 54-60).

La testa del santo, in terracotta e con occhi di cristallo, è di un vigoroso naturalismo, denotando uno studio anatomico notevole e una grazia espressiva del viso, dalla forte caratterizzazione somatica attinente all’iconografia del santo; similmente anche le mani in terracotta. Le gambe e i piedi in legno fanno parte del manichino.

Degno di nota per intensità devozionale è il volto drammatico del santo, di rara forza espressiva, nel quale la coloritura in preziosa cromia di impareggiabile eleganza fa vibrare le forme al tocco della luce.

La notevole forza plastica precipua delle forme del manufatto, frutto della manualità tattile dell’artista, riporta ai secoli precedenti.

Il Santo Stefano è stato modellato con grande maestria da Michele Divito, che ha realizzato il manichino in legno con arti snodabili; l’aureola, anch’essa in legno, sorregge due rami intrecciati sul capo a formare la corona del martirio.

Gli abiti in stoffa del diacono, con dalmatica di colore rosso e camice bianco, sono stati realizzati dallo stesso scultore. Il santo regge nella mano sinistra gli attributi iconografici, tutti in legno: le pietre con cui fu lapidato, poste sul libro della Sacra Scrittura, e la palma del martirio. La mano destra è propria dell’atteggiamento del maestro che insegna con autorevolezza. L’insieme conferma il valore plastico del manufatto.

La statua, voluta fortemente e commissionata da don Claudio Tracanna, parroco della chiesa di Santo Stefano di Pizzoli, diocesi di L’Aquila, è stata benedetta da mons. Giuseppe Molinari, arcivescovo emerito, il 26 dicembre 2019, nella ricorrenza liturgica del santo. Al rito è seguita la processione in onore del santo patrono.

Il Divito nella sua attività di scultore ha assimilato il gusto, gli stilemi e le reminiscenze della tipologia settecentesca, impostata su archetipi del tardo Seicento, frutto di indagine, studio quotidiano e riflessione e ricerca sistematica, ricollegandosi in particolare per i suoi busti reliquiari alla plasticità raffinata di ascendenza squisitamente barocca nella sua opulenza e bellezza.

Il Santo Stefano di Michele Divito è un’opera dal modellato finissimo, specialmente nella testa e nelle mani. In essa lo scultore dimostra originalità nella composizione, realizzando un’opera altamente significativa.

Dott. Angelo Disanto

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