Cerignola: Omelia nella Solennità di Maria SS. di Ripalta Patrona della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano e della Città di Cerignola

8 Settembre 2020|Posted in: Cerignola

Basilica Cattedrale di San Pietro Apostolo – 08 settembre 2020

Solo Cerignola potrà salvare Cerignola, grazie al suo Dio e alla visione

Mic 5,1-4a

Ap 21,1-5

Gv 2,1-11

Carissimi fratelli e sorelle dell’intero popolo di Dio,

carissima Commissaria Prefettizia, dott.ssa Adriana Sabato,

carissime Autorità civili e militari,

carissimi presbiteri, diaconi, religiosi e religiose,

quest’anno, la nostra festa patronale assume i toni dell’interiorità e della familiarità, dell’importanza di ciò che è essenziale: la nostra partecipazione all’Eucaristia; il nostro convenire in pellegrinaggio alla Madonna di Ripalta; il rendere le nostre stesse case luoghi festosi.

Il nostro pensiero vada anche a tutte quelle persone le cui attività sono connesse con le festività popolari nel loro apparato esterno: manifesto loro la mia solidarietà e spero che non manchi da parte dello Stato un sostegno alla loro economia aziendale e familiare.

Ogni momento di crisi rivela qualcosa che, nel tempo di normalità, non appare o semplicemente ci trova distratti. Questo tempo di pandemia, che coinvolge l’intera umanità, rivela squilibri glocali – cioè locali e globali – che vanno letti sapientemente e risolti responsabilmente.

La festività odierna, l’ascolto della Parola di Dio e lo sguardo rivolto alla Madonna di Ripalta ci invitano al realismo a ci accendono di speranza. Lo fanno con una “visione nuova”, quella ascoltata nella Seconda Lettura, tratta dal Libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo, sulla quale mi soffermerò per il messaggio alla Chiesa e alla Città di Cerignola.

Anzitutto perché una “visione”? La “visione” è uno sguardo d’insieme su una realtà e il suo possibile futuro, nella quale l’umanità concentra i suoi bisogni, i suoi desideri, in una sola parola, le sue “utopie”. Gli uomini e le donne che hanno una “visione” possiedono un progetto di vita per loro e per l’umanità; sono persone che danno un indirizzo alla loro esistenza e alla loro azione nella Chiesa e nella società. Alcune visioni sono egoistiche o totalitarie e si possono paragonare, come dice il filosofo francese Jacques Maritain, a quella di un alveare, dove ogni ape è a servizio di un’ape regina e di una organizzazione in cui è una parte utile ma non originale, che può essere sacrificata al sistema.

La visione cristiana, invece, è quella nella quale Dio si fa uomo nel grembo di una Donna e interpella l’umanità nella sua libertà per renderla protagonista della sua salvezza: “Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te”, scrive sant’Agostino. Per il cristiano, l’uomo da Dio viene reso protagonista del suo futuro: è questo il senso dell’umanesimo cristiano. L’umanesimo che comincia col negare Dio e ciò che trascende l’uomo, si risolve ad essere un umanesimo contro l’uomo.

Qual è il tempo migliore perché sorga una visione nuova delle cose? Certamente quello di crisi, così come è stato per l’Apocalisse, scritta da Giovanni apostolo nel tempo di una feroce persecuzione, quella dell’imperatore Nerone. Nei tempi di crisi, il Signore ci svela progetti e visioni nuove, che ci rendono responsabili. Potremmo parafrasare Sant’Agostino: “Dio che ti dà una visione di salvezza, non può salvarti senza di te!” Anche in questo tempo possono sorgere visioni nuove per il bene dell’umanità e della nostra Città.

Abbiamo scoperto che “Siamo tutti sulla stessa barca” e, come dice papa Francesco, ci rendiamo conto che altre pandemie mietono più vittime del Covid-19: la guerra, la fame, la mancanza di futuro per i bambini. È anche il tempo in cui constatiamo una grave crisi sociale, economica e politica che fa soffrire Cerignola e l’intera Capitanata. Constatiamo che anche la politica, che è l’arte di organizzare la speranza, in questo periodo è ricca di slogan, di progetti economici, ma non di una visione dell’umanità. Mi sembra, da come si parla degli avversari politici e degli stessi compagni di schieramento, che risponde alla logica filosofia dell’ homo homini lupus. Ma come si può avere una visione positiva del bene comune, seguire procedure democratiche, se ci si aggredisce secondo questa logica ferina? Se si procede così non si vuole servire il bene comune, ma si cerca di essere solo il grande Leviatano, il mostro biblico che domina su tutto e su tutti.

Ed ecco ci lasciamo ispirare dall’Apocalisse con la sua visione di speranza: un nuovo cielo e una nuova terra, che sono stati trasfigurati, non distrutti: in greco, il testo dice che “se ne sono andati”. E si afferma anche: “e il mare non c’era più”. Perché è scomparso? Perché per il Popolo di Israele, che era stato liberato dalla schiavitù egiziana, il mar Rosso era l’ostacolo per proseguire verso la Terra Promessa. Quella espressione – “il mare non c’era più” – è parte di una visione della vita, della Chiesa e della società, in cui non c’è più spazio per ciò che ostacola il suo cammino di riscatto. Non ci può essere più spazio, ci dice sempre papa Francesco, per l’individualismo, che poi si trasforma in nazionalismo e in sovranismo, “ismi” che distruggono la coscienza personale e la vita sociale.

In una visione nuova di Cerignola, non ci può essere più spazio per il male che si chiama criminalità e che ha bloccato il suo futuro. Sì, torniamo a parlare di criminalità perché essa ferisce il volto di questa Città, così come è ferito il volto di Maria in questa icona. Ma lo facciamo da padri che rimproverano i loro figli e vogliono che crescano. Lo facciamo da chi ha una visione di umanità in cui c’è spazio per la speranza, a discorsi alti come riscatto sociale e giustizia riparativa. Utopie, certo, ma cosa c’è di più umanizzante, in tempi di crisi, di una utopia?

Diciamoci ancora con verità che la mafia c’è ed è complessa. Si può paragonare al tronco di un albero. In essa c’’è una tenace linfa malavitosa, che nutre i comportamenti mafiosi con la sua struttura, le sue regole, le sue scuole, che sono la strada e il carcere e gli alti livelli. La sua potenza ‒ è stato accertato da studi e da relazioni ‒ è notevole, e in questi anni l’ha portata ad avere una sua identità che la lega con le grandi organizzazioni di altre regioni. Questa linfa drena droghe, stupefacenti, armi.

Poi ci sono i cerchi concentrici di questo tronco, fatti da chi seduce i socialmente più deboli, da chi li ingaggia, da chi assicura loro un reddito e fa crescere, tra furti, arresti ai domiciliari, carcere e processi, il numero di famiglie alla deriva, di ragazzi sprovveduti, ragazze madri già a quindici anni, padri che escono ed entrano dal carcere.

C’è poi la corteccia della malavita, che sembra lontana dalla linfa, ma in qualche modo la protegge: il professionista che si droga in segreto, colui che compie truffe e false dichiarazioni sul posto di lavoro, chi compra merce rubata, chi viene ingaggiato per ricevere uno stipendio ma non per lavorare (una modalità molto astuta di chiedere il pizzo!), chi divide per imperare, chi dice che non si può cambiare. Ecco una mia analisi, molto sommaria, che non abbraccia la totalità della popolazione, nella quale c’è anche tanta gente che non si piega a queste logiche, che “si spezza la schiena onestamente”, che si sa divertire senza “sballarsi” con le droghe, che lotta per la giustizia e la legalità[1].

Torniamo a parlare di mafia non per svilirci e rimanere senza speranza, ma per rialzarci. Chi denuncia le varie Gomorra della nostra Italia ma non annuncia nulla, rischia di essere un profeta di sventura, che può darci analisi compiute del presente, ma nessuna prospettiva del futuro. Avete mai visto un maestro che educa un ragazzo solo rimbrottandolo per i suoi errori, senza mettersi accanto a lui per correggerlo in ogni modo?

“Vidi anche la città santa”, dice Giovanni e la chiama “dimora di Dio con gli uomini”. Egli ha una visione nella quale parla della Gerusalemme nuova, di una città rinnovata, che somiglia tanto a Maria. La contempliamo anche noi, maestosa e umile, nella nostra cara Icona di Ripalta: la Vergine Santa sembra una città dove Dio si sente a suo agio, ha in mano il rotolo delle Scritture, ci guarda pensoso e ci benedice. Sembra indicarci una visione nella quale il Dio della vita abita con gli uomini.

Se Dio è in mezzo agli uomini, accade qualcosa di nuovo: “E tergerà ogni lacrima dai loro occhi”. È l’unica azione che compie questo Dio fatto uomo, quella di asciugare lacrime con un gesto pietoso e deciso perché si dice che non ci sarà più morte, né lutto, né lamento, né affanno. Non ci sarà più la morte di chi non viene curato; quella di chi viene ucciso dalla mafia o dal coniuge; non ci sarà più il lamento di chi è sfruttato; non più l’affanno della madre minacciata dal figlio che le cerca soldi per droga. Come sarà possibile?

È necessario che chi vuole una visione rinnovata dell’umanità e della società cerignolana faccia la sua parte: “Dio che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te!”. Perché solo Cerignola potrà salvare Cerignola, grazie al suo Dio e alla visione rinnovata di sé stessa, ad un nuovo umanesimo nelle relazioni, nella politica, nell’economia, nella società civile.

Può salvare Cerignola la Cerignola dei politici e dei professionisti, di chi aspira a servire la città e chi ha in mano le redini dell’economia. Non si può andare avanti se non si fa piazza pulita ci ciò che può avere la minima parvenza del compromesso con la criminalità e in cui l’economia non imiti la logica di certo latifondismo, che si alleava con i malavitosi, ma dia dignità al lavoro di tutti e sviluppo al territorio. Le truffe allo Stato, le false dichiarazioni di giornate di lavoro, i salari da fame, non salveranno l’economia di Cerignola, ma continueranno ad erigere palazzi accanto ai tuguri della povera gente. L’economia onesta di Cerignola, potrà salvare Cerignola!  

Può salvarla la Cerignola dell’Amministrazione dei Commissari Prefettizi e delle Forze dell’Ordine, alla quale confermiamo la gratitudine per il servizio che svolgono, e chiediamo umilmente, a nome della gente di ogni quartiere della Città, una presenza ancora maggiore che educhi soprattutto i più giovani alla responsabilità, scardini la malavita, permetta che tante attività ripartano con logiche rinnovate. Poi, nel futuro, ci saranno le elezioni.  Chi pensa di candidarsi sappia che deve diventare credibile da oggi, con il suo modo di stare nella società, con la sua capacità di avere una visione della città, con l’abbandono della logica di chi sceglie chi ha il maggior pacchetto di voti, ma non lavora quotidianamente per la città. Solo una nuova visione politica salverà Cerignola!

Può salvarla la Cerignola della Scuola, che ci auguriamo apra presto e non si lasci sfuggire nessun ragazzo per quel diritto allo studio che fa parte della visione alta della nostra Costituzione.

Può salvarla la Cerignola dei ragazzi e dei giovani, chiamati ad assumere stili di vita che li avvicinino alle sensibilità di tanti loro coetanei che vogliono salvare il pianeta dalla crisi ecologica. Come si può, nel XXI secolo, inquinare e sporcare, rompere bottiglie per strada, mentre altri vostri coetanei pensano a salvare il pianeta? Volete rimanere arretrati oppure vivere da protagonisti il vostro tempo? Cari ragazzi, cari giovani, volate alto! Siete divenuti il business più grande di chi vi vuole addormentati al ritmo della movida. Ma voi siete di più di un cliente di un pub o di una discoteca. La Cerignola di giovani intelligenti salverà Cerignola.

Può salvarla la Cerignola che crede, delle parrocchie e delle associazioni, del volontariato, che celebra, annuncia, testimonia la carità in città come nell’agro circostante, a Tressanti, Borgo Libertà, La Moschella, la comunità ecclesiale chiamata ad avere una “visione” che sia fermento di vita nuova. Voi ministri ordinati, voi laici, voi religiosi, dovete splendere come astri nel mondo. Perché se il credente non ha più una “visione” del futuro, sarà sicuro che sta vivendo la sua missione di battezzato?

“Ecco, io faccio nuove tutte le cose”. Donaci, o Madre Santa, la tua stessa fede perché ciò che Dio ci promette non ci sembri impossibile, e davanti ai Suoi progetti di pace possiamo seguire le tue parole: “Fate qualunque cosa Egli vi dirà”.

    † Luigi Renna

Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano

Atto di affidamento alla Madonna di Ripalta

A Te, o Madre di Cristo,
affidiamo ancora i nostri passi
e ti sentiamo vicina come gli apostoli
nei giorni nuovi della Pentecoste,
pronti ad essere spinti, come una barca dal vento,
verso possibili nuovi orizzonti.
Chiedi per noi, Madre della Speranza,
che nei cuori si radichino quelle parole
che tu hai ascoltato dall’angelo Gabriele:
“Nulla è impossibile a Dio!”.
Fa’ che i nostri piedi non restino impigliati
nei fii spinati della mancanza di speranza,
di comunione, di perdono, di trasparenza:
di un futuro che abbiamo circoscritto
solo al nostro “piccolo mondo antico”.
Madre della Misericordia,

chiedi per questa nostra gente
la fiducia per il suo futuro,
la grazia di non sentirsi imprigionata negli schemi
di chi la ritiene irrecuperabile:
si cancellerà la vergogna dai volti
dei carcerati, di chi sbagliato,
di chi non crede più al suo domani.
Donaci la grazia di credere
che possiamo divenire migliori.
Madre, il tuo volto è Sollievo dei migranti:
lo è stato per la nostra gente partita anni fa,
che nelle valigie di cartone,
verso Torino, Milano, la Germania,
ha portato anche l’immagine del tuo dolce volto,
davanti al quale da bambini,
a Cerignola, ad Ascoli Satriano,
nei Cinque Reali Siti,
a Candela e Rocchetta Sant’Antonio,
abbiamo balbettato “Ave Maria”.
Grazie per la consolazione
che hai dato ai nostri emigrati.
Ora facci più sensibili a coloro
che sbarcano sui nostri lidi
in cerca di pane e futuro;
sii sollievo per le madri che li lasciano partire
perché non muoiano di fame e di guerra.
Dalla nostra capacità di essere con te,
loro sollievo, noi capiremo che abbiamo imparato
la lezione della storia. E quella del Vangelo.
Madre Santissima, aiutaci a guarire,
aiutaci ad aprire un varco nelle nostre vite,
nelle nostre città,
allo Spirito che rinnova
la faccia della terra e la ricrea!
Così sia.


[1] L. Renna, La via della Speranza. Per non ricominciare allo stesso modo. Lettera pastorale 2020-2021, Cerignola 2020, p. 19.

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