BONITO-SGARRO, LITI E PACE SE SI VOTA: LA STORIA SI RIPETE, MA LA CITTÀ ASPETTA RISPOSTE

Prima guerre cruente e frecciate, poi la pace. Ma solo perché si vota. Tra Bonito e Sgarro è accaduto prima del ballottaggio del 18 ottobre e succede di nuovo adesso, prima delle Provinciali del 30 gennaio.

Poi il voto passerà, tra vinti e vincitori, e le sinistre cerignolane torneranno a farsi la guerra. E dei temi concreti continueremo a non  parlare.

Ci ricordiamo ancora gli abbracci autunnali, quando l’esperto giudice stringeva a sé il giovane sconfitto per la seconda volta. Si erano scannati per mesi, insultati, derisi, a tratti schifati.

Ma in ballo c’era il Comune, e allora… “Parigi val bene una messa”, disse il protestante Enrico IV per ingraziarsi i cattolici. E la gente credette a quel quadretto di sinistra sintonia.

Durò poco: giusto il tempo di fare qualche foto e soprattutto la scarpetta nel piatto della Giunta comunale, con Sgarro fuori da tutto. Per scelta: se fu sua o di Bonito, non lo sapremo mai.

E di lì, opposizione sfrenata su tutto: dai rifiuti finanche alle scelte sulla riapertura delle scuole.

Ma il 30 gennaio si rinnova il Consiglio provinciale.

E Moccia, eletto con Sgarro, è candidato nel Pd.

Altra “messa”: «Il suo nome, punto di partenza per elaborare una linea comune con il Pd», commenta Sgarro. Insomma, un’altra partenza, 3 mesi dopo quella annunciata e fallita al ballottaggio.

Un’altra falsa partenza, come quella di questa amministrazione che fin qui si è distinta solo per la dogmatica fiducia che il sindaco crede gli si debba in eterno.

E se a Sgarro e soci, tra un voto e l’altro, non interessa più per ora, lo chiediamo noi: della raccolta dei rifiuti e degli impianti che vogliamo fare? Vogliamo una società pubblica (come detto in campagna elettorale), o privata? E perché? E i lavoratori? E la Tari?

Fratelli d’Italia Capitanata

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