Omelia di Sua Ecc. Mons. Fabio Ciollaro, vescovo della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, tenuta oggi per la solennità della Madonna di Ripalta.

Nella solennità di Maria SS. di Ripalta

Una serie di nomi concatenati tra loro, di padre in figlio: così si è aperto il brano evangelico proprio di questa solennità mariana (Mt 1,1-23).

È la genealogia di Gesù Cristo, secondo la sua umanità. Nomi per noi insoliti e quasi ostici che si susseguono uno dopo l’altro, di padre in figli, secondo l’uso ebraico, e che alla fine sfociano nel racconto di come avvenne la nascita del Bambino nato da Maria.

E se potessimo entrare nelle pieghe di quel lungo elenco, con la Bibbia alla mano, constateremmo che quei nomi non sono tutti di stinchi di santi…  Infatti il Signore è venuto sulla terra, entrando realmente nella storia umana, una storia che alterna sempre grandezze e miserie.

E da questa storia, da questa genealogia vuole nascere il Figlio di Dio fatto uomo.

Ma proprio alla fine la genealogia ha uno scarto improvviso, un’inattesa irregolarità, e viene messa in evidenza la nascita verginale di Gesù.

Nasce da Maria, nasce da una vergine.

Nasce da una donna perché si è fatto vero uomo. Nasce da una vergine perché Egli è il Figlio di Dio fatto uomo. Né deve sconcertarci questa maternità verginale.

È già prodigioso, a ben pensarci, ciò che avviene nella generazione di ogni vita umana: la fusione dei gameti, la moltiplicazione delle cellule, il processo della gestazione, l’impulso e la dinamica del parto.

Razionalmente è proprio difficile pensare che tutto questo sia frutto del caso.

E perché il Creatore non potrebbe derogare per una volta alle leggi della natura donando una bellezza straordinaria alla maternità di Maria?   

Questa singolare Vergine Madre, però, noi non la sentiamo affatto una creatura remota e irraggiungibile.

Divenuta Madre di Gesù, Maria è stata poi costituita anche Madre nostra.

E questa maternità spirituale è stata sperimentata innumerevoli volte anche dai cerignolani.

Lo attesta, in particolare, la Festa patronale, così attesa e sentita, in onore della Madonna di Ripalta. Lo conferma il cuore di ognuno di voi.

Lo ha testimoniato in modo commovente un figlio di Cerignola, scrivendo così:

“Ripalta! Che cos’è mai questa parola? È il titolo della pagina più gloriosa e più gentile della nostra storia. È il segreto della nostra grandezza.

È il presidio della nostra fede. È la parola d’ordine nella quale si intendono e si conoscono i figli di Cerignola in pace e in guerra, nelle contrade della patria o nelle terre straniere.

Ripalta! Che cos’è questo accento per noi? È l’eco della voce dei nostri cari estinti, che l’ebbero sulle labbra negli ultimi istanti della loro vita.

È il titolo nobiliare di non so quale dinastia celeste che tutto un popolo, il nostro popolo ha saputo felicemente inventare per attestare alla Vergine Madre la sua devozione, il suo ossequio, l’amore grande dei figli. Tu honorificentia populi nostri” (Cosimo Dilaurenzo).

A questa Madre tanto amata desidero affidare fin d’ora la Visita pastorale che inizierò a breve, parrocchia per parrocchia, in tutto il territorio della diocesi.

Mi fermerò alcuni giorni in ogni singola comunità con due finalità preminenti: per conoscere e per incoraggiare.

Domando l’intercessione di Maria affinché questo passaggio del vescovo, per condividere la vita feriale e festiva di ogni comunità, porti i frutti che un Pastore può desiderare.

2. Questo è ciò che oggi desideravo dirvi sul versante della vita ecclesiale.

Ma è giusto che in occasione della festa patronale il vescovo dica una parola anche sul versante della vita sociale, parlando idealmente all’intera città.

L’amore dei cerignolani verso la Madonna, onorata con il titolo di Ripalta, è capillare, è trasversale ad ogni categoria di persone, è sentito profondamente da tutti.

E allora perché in questa città o collegati a città ci sono ancora tanti episodi che contristano la pacifica e onesta convivenza?  Nell’ombra c’è chi progetta e pianifica il male; poi c’è la manovalanza che si espone ed agisce.

Perché una minoranza di cerignolani deve macchiare così il nome della nostra città? L’agguato e la sparatoria recente nelle strade del centro urbano e, poche settimane fa, il duplice omicidio in campagna di padre e figlio, con spietata esecuzione a sangue freddo, non possono essere ignorati, come se fossero fatti normali!

Il Sig. Sindaco, anche per la sua esperienza professionale, quest’estate ha detto a chiare lettere che, a ulteriore rafforzamento di quanto le Forze dell’ordine già fanno in città, è necessario elevare il commissariato locale a struttura di 1° livello, e ci auguriamo che la ponderata richiesta del Primo Cittadino sia accolta dalle Autorità competenti.

Da parte mia vorrei interpellare direttamente i mandanti o gli esecutori di questi dolorosi fatti. Desidero parlare al cuore di chi è immerso in questo mondo di criminalità.

E quanto vorrei che la voce del Vescovo arrivasse fino a loro e alle loro famiglie!  La “malavita”, come dice il nome, non è una vita buona, non porta bene nemmeno a chi ha scelto di vivere così.

Se siete cerignolani, anche voi certamente, a modo vostro, vi sentite legati alla Madonna di Ripalta e forse qui in duomo o stasera durante la processione ai bordi delle strade guarderete passare la sua dolce Immagine.

Forse le manderete un bacio. Attenti, figli.

La Madonna vuole altro da voi, vuole che lasciate questo modo di vivere.

Altrimenti è come se uno dicesse che vuole bene a sua Madre e poi la prende a schiaffi.

La vera religione, la vera devozione alla Madonna non può andare a braccetto con il male cercato e programmato.

Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l’iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? Quale intesa tra Cristo e Beliar? (2 Cor 6,14-15)

Così dice la Bibbia, e la Madonna ve lo ripete in modo pressante.

Guardatela negli occhi.

Lei vi vuole bene e non può rassegnarsi che restiate su strade sbagliate.

Liberatevi da questa schiavitù a cui vi siete assoggettati.

Cercate le strade giuste.

Maria SS. di Ripalta vi ottenga la luce e la forza per fare questo passo di riscatto morale.

E allora Lei vi abbraccerà, con lacrime di consolazione.

E così sia.

Il vescovo Fabio

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