{"id":63961,"date":"2025-10-08T10:52:35","date_gmt":"2025-10-08T08:52:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiotrc.it\/web\/?p=63961"},"modified":"2025-10-08T10:54:18","modified_gmt":"2025-10-08T08:54:18","slug":"cerignola-la-madonna-pellegrina","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.radiotrc.it\/web\/2025\/10\/08\/cerignola-la-madonna-pellegrina\/","title":{"rendered":"Cerignola: La Madonna pellegrina"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Lo storico e antropologo Angelo Disanto, autore del volume <em>Ripalta. La Madonna pellegrina<\/em> (Foggia, Claudio Grenzi Editore, 2010), fa chiarezza sulla leggenda del ritrovamento dell\u2019icona della Madonna di Ripalta di Cerignola<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La leggenda dell\u2019<em>inventio<\/em> (ritrovamento) della sacra icona della Madonna di Ripalta, che ritrae una <em>Hodegitria dexiokratousa<\/em>, proclamata patrona principale di Cerignola il 22 settembre 1859, \u00e8 stata recentemente divulgata erroneamente come \u201cversione pi\u00f9 diffusa\u201d, in cui si narra che l\u2019icona fu ritrovata sulla Ripa Alta dell\u2019Ofanto da alcuni \u201cboscaioli\u201d intenti ad \u201cusarla per accendere il fuoco\u201d, quando al primo colpo d\u2019ascia dall\u2019immagine cominci\u00f2 a fuoriuscire del sangue.<\/p>\n\n\n\n<p>Un <em>t\u00f3pos<\/em> letterario ricorrente questo fenomeno prodigioso del versamento di sangue dal volto della Madonna, che appartiene alla semeiotica divina, la quale vale come fondazione della chiesa della <em>Beata Vergine Maria di Ripalta<\/em>, gi\u00e0 documentata nel 1259, edificata sul pianoro della riva sinistra del fiume Ofanto, dalla quale si \u00e8 sviluppata una intensa devozione popolare.<\/p>\n\n\n\n<p>La variante dei \u201cboscaioli\u201d non \u00e8 indicata nella narrazione dell\u2019<em>inventio<\/em> riportata dalle fonti, che narra di alcuni \u201cmalviventi\u201d come protagonisti del ritrovamento della sacra icona della Madonna di Ripalta.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima narrazione dell\u2019<em>inventio<\/em> dell\u2019icona di Ripalta a noi pervenuta \u00e8 quella riportata dal sacerdote canonico Luigi Conte (Cerignola, 4 maggio 1823 &#8211; Cerignola, 18 agosto 1872), all\u2019epoca della sua pubblicazione mansionario del locale Capitolo Cattedrale \u201cSan Pietro Apostolo\u201d della Chiesa Madre. Egli nel suo scritto <em>Memorie filologiche sull\u2019antichit\u00e0 della Chiesa di Cerignola <\/em>del 1857 afferma di aver attinto da \u00abun\u2019antichissima memoria a noi tramandata dal nostro concittadino erudito Giovanni Aniello\u00bb (L. Conte, <em>Memorie filologiche sull\u2019antichit\u00e0 della Chiesa di Cerignola, precedute da un breve cenno storico topografico genealogico della stessa citt\u00e0, <\/em>stampata dalla Tipografia di Gaetano Cardamone, Napoli 1857, p. 19, nota 1).<\/p>\n\n\n\n<p>In questa memoria non pi\u00f9 rintracciabile il canonico Luigi Conte indica il luogo del ritrovamento dell\u2019icona \u201cin una diruta e derelitta spelonca\u201d presso il fiume Ofanto, e l\u2019anno del ritrovamento nel 1172, quando fu rinvenuta da alcuni \u201cmalviventi\u201d. Tale narrazione viene qui trascritta: \u00abnel tempo della burrascosa persecuzione ordita ai Padri orientali di s. Basilio nel 726, imperatore Leone l\u2019Isauro, essendo stato quasi spianato quel monastero, il quadro della Vergine fu tratto di soppiatto dai fedeli, e nascosto in una diruta e derelitta spelonca, situata al di qua dell\u2019Ofanto. Ma per essere poi dopo la morte di quelle persone divote rimasto celato il sito che ascondeva la sacra Immagine, se n\u2019era per una lunghissima serie di anni perduta ogni memoria. Per\u00f2 nel 1172, tenebrose stagione, in cui le campagne erano infestate di orde insensate di ladroni, fu il sagro deposito portentosamente rinvenuto da una comitiva di malviventi in quella caverna col\u00e0 casualmente ricoveratisi per albergarvi. Vollero intanto costoro avvalersi del tavolone su cui era dipinta l\u2019immagine, per l\u2019uso economico della vita: ed uno di essi nel battere replicatamente al di sopra con una scure, e dal viso sgorgandone del sangue, atterrito con i suoi commilitori si di\u00e8 alla fuga, secondo il genuino racconto della vetusta memoria. Divulgatasi la miracolosa invenzione dell\u2019Immagine della Madre di Dio (\u00e8 la tradizione di padre in figli che parla); dalle citt\u00e0 a noi limitrofe venne agitata lizza e contesa sulla pertinenza del sacro deposito\u00bb (L. Conte, <em>Memorie filologiche <\/em>cit.).<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il cerignolano padre Giuseppe D\u2019Alessandro, in un <em>Canto popolare <\/em>edito nell\u2019opuscolo <em>Tradizione popolare sulla Vergine di Ripalta protettrice della citt\u00e0 di Cerignola<\/em> del 1880, fa riferimento alla leggenda e ai protagonisti del ritrovamento dell\u2019icona indicandoli come \u201cuna banda di malfattori\u201d, in questi termini: \u00abFu trovata in cupe Grotte \/ Fra le balze e fra burroni, \/ Nascondiglio di ladroni, \/ Odi, o figlia; questa \u00e8 storia \/ D\u2019antichissima memoria [\u2026]. Infestando la contrada \/ Qual asilo lor protetto \/ S\u2019accoglieva pel banchetto. Qui sicuro il malandrino \/ Divideva il suo bottino\u00bb (G. D\u2019Alessandro, <em>Tradizione popolare sulla Vergine di Ripalta protettrice della citt\u00e0 di Cerignola<\/em>, Tipografia di Natale Brugnoli e Figlio, Cerignola 1880, pp. 7-8). Nel 1895 Giuseppe Tortora junior (Cerignola, 31 luglio 1844 &#8211; Cerignola, 31 marzo 1920) riporta la leggenda con alcune varianti, mantenendo la specificit\u00e0 dei personaggi del ritrovamento dell\u2019icona quali \u201calcuni malandrini\u201d, in questi termini: \u00abLa tradizione narra che alcuni malandrini, legati i cavalli alla mangiatoia, spazzassero i rimasugli di paglia o di <\/p>\n\n\n\n<p>fieno con la lama della sciabola: allorch\u00e8 videro, con sommo stupore, che da una tavola spicciava sangue. Cercarono di rendersi ragione di quel fenomeno straordinario; e pulito e lavato il legno, si accorsero che su quello era dipinta la Vergine col Bambinello fra le braccia. Allora quegli uomini capirono che con la sciabola avevano ferita la Madonna, e si prostrarono innanzi a quella immagine e l\u2019adorarono\u00bb (G. Tortora, <em>Madonna di Ripalta<\/em>, in \u201cScienza e Diletto\u201d, III, n. 36, Cerignola 7 settembre 1895).<\/p>\n\n\n\n<p>Il professor Tommaso Pensa (Ortona dei Marsi, 1 ottobre 1875 &#8211; Cerignola, 11 dicembre 1927) nel suo contributo \u201cCerignola\u201d, edito nella pubblicazione collettiva <em>La Capitanata<\/em> del 1903, riporta la leggenda del ritrovamento dell\u2019icona scrivendo: \u00abnel 1172, fu trovata da una comitiva di ladri (\u00e8 una pia tradizione che lo dice)\u00bb (T. Pensa, <em>Cerignola<\/em>, in <em>La Capitanata<\/em>, Stab. Tip. Cibelli, Cerignola 1903, pp. 23-45, in part. p. 44).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1910 fu pubblicata la leggenda dalla demologa professoressa Maria Conte (Cerignola, 18 febbraio 1882 &#8211; Bassano del Grappa, 28 gennaio 1979), nel suo libro <em>Tradizioni popolari di Cerignola<\/em>, indicando come protagonisti del ritrovamento \u201ci ladri\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Maria Conte codific\u00f2 per la prima volta l\u2019elemento della tradizione del carro trainato da buoi, comune ad altri simili racconti leggendari, dopo la contesa tra cerignolani e canosini, i quali rimisero il contrasto alla decisione dei buoi, che presero per tre volte la direzione verso Cerignola, manifestando cos\u00ec la volont\u00e0 divina e sancendone l\u2019attestazione di possesso della sacra icona alla detta comunit\u00e0: \u00abNacquero tante liti tra canosini e cerignolani per avere il Quadro della Madonna. Ma si pens\u00f2 a un mezzo suggerito dalla Vergine stessa, mezzo che risolvette la gran questione. Si prese un carro con dentro il Quadro, si legarono ad esso quattro bovi e si mise in una crocevia che conduceva a Cerignola e a Canosa. Si disse che la Madonna avrebbe dovuto decidere. Tre volte il carro prese la via di Cerignola e cos\u00ec il Quadro fu nostro\u00bb (M. Conte, <em>Tradizioni popolari di Cerignola<\/em>, con prefazione di G. Pitr\u00e8, Premiata Tip. Edit. \u201cScienza e Diletto\u201d &#8211; V. Taronna, Cerignola 1910, p. 214, nota 1).<\/p>\n\n\n\n<p>Monsignor Paris Fieni (Cerignola, 24 febbraio 1881 &#8211; Cerignola, 26 luglio 1965), come risulta nell\u2019Archivio di Stato di Foggia, Stato Civile, Comune di Cerignola, vol. 1465, atto n 223 (e non morto il giorno 12 come pubblicato da altri), riporta in un libretto devozionale un suo scritto del 1911 intitolato <em>Leggenda popolare sulla Vergine M. SS. di Ripalta Protettrice della Citt\u00e0 di Cerignola<\/em>, nel quale accenna ai \u201cmalviventi\u201d quali protagonisti del ritrovamento dell\u2019icona, scrivendo: \u00abverso il 1172, tenebrosa epoca in cui le nostre campagne erano infestate di orde insensate di ladroni, fu questo sacro deposito miracolosamente ritrovato da una comitiva di malviventi in quella caverna casualmente ricoveratisi per albergarvi\u00bb (<em>A Maria SS. di Ripalta protettrice e patrona della citt\u00e0 di Cerignola<\/em>. A cura del Sacerdote Paris Fieni il settembre del 1911, Tipografia Raffaele Cibelli, Cerignola 1911, p. 6).<\/p>\n\n\n\n<p>Monsignor Sergio di Gioia (Cerignola, 23 febbraio 1887 &#8211; Cerignola, 29 gennaio 1952) in un suo studio storico pubblicato postumo a Cerignola il 6 settembre 1955 dal titolo <em>Maria de Ripis Altis<\/em> in \u201cIl Faro\u201d, quindicinale indipendente del Tavoliere, il cui testo fu ripubblicato nell\u2019opuscolo <em>Novena a Maria SS. di Ripalta <\/em>del 1956<em>, <\/em>parla di \u201cbanditi\u201d che avrebbero ritrovato l\u2019icona in questi termini: \u00abNel 1172 (?) per caso fu scoperto dai banditi, che razziavano le campagne e, dopo averlo usato come fu detto, alla vista del sangue che da esso spicci\u00f2 in seguito al colpo di scure\u00bb (S. di Gioia, <em>Maria de Ripis Altis<\/em>, in <em>Novena a Maria SS. di Ripalta Protettrice della Citt\u00e0 e Diocesi di Cerignola, <\/em>a cura della Deputazione per le Feste Patronali, Leone, Foggia 1956, pp. 7-18, in part. p. 12).<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva la variante della leggenda, che indica come protagonisti del ritrovamento dell\u2019icona i \u201cboscaioli\u201d, fu una licenza poetica del narratore e poeta Giuseppe Angione (Cerignola, 14 aprile 1895 &#8211; Cerignola, 5 marzo 1981), il quale nel luglio 1975 nel suo poema in prosa <em>Storia di un miracolo<\/em> recita: \u00abLegnaioli Canosini \/ boscaiol Cerignolan \/ quando furon l\u00e0 vicini \/ a quel legno, esclamaron [\u2026] Imbracci\u00f2 la grossa scura \/ uno dei Cerignolan \/ dett\u2019un colpo: Che paura! \/ spruzzav sangue quel legnam\u00bb (G. Rinaldi-P. Sobrero, <em>Fogli volanti<\/em>, in \u201cLa Capitanata\u201d, XIV (1976), parte II, n. 1-6 gennaio &#8211; dicembre, pp. 1-54, in part. p. 32).<\/p>\n\n\n\n<p>La presente analisi delle fonti ha dimostrato in modo incontrovertibile come la versione della leggenda della Madonna di Ripalta, che rinvia ai \u201cboscaioli\u201d non sia la versione pi\u00f9 diffusa e nemmeno la pi\u00f9 antica.<\/p>\n\n\n\n<p>Come dimostrato attraverso le fonti utilizzate, la \u201cversione pi\u00f9 diffusa\u201d della leggenda \u00e8 quella nella quale i protagonisti del ritrovamento risultano essere dei \u201cmalviventi\u201d e non dei \u201cboscaioli\u201d, come recentemente affermato da altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo per sgombrare il campo da qualsiasi pista interpretativa del patrimonio immateriale legato alla leggenda.<\/p>\n\n\n\n<p>Angelo Disanto<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo storico e antropologo Angelo Disanto, autore del volume Ripalta. 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